Effetto placebo: il potere della mente come meccanismo biologico

La pasticca di paracetamolo, il cristallo di quarzo rosa, la tisana di miele e zenzero o l’immagine di Padre Pio che usi per sentirti meglio hanno qualcosa in comune, utilizzano l’effetto placebo.

Ci siamo evoluti in modo tale che l’ambiente circostante e soprattutto la percezione che abbiamo di esso influenzano la nostra fisiologia. E quando si attiva un allarme il sistema nervoso comunica con noi attraverso la comparsa di sintomi di ogni tipo. L’aspettativa che abbiamo verso un sintomo e la sua cura influenza la sua durabilità e l’eventuale insorgenza di malattia attraverso ciò che denominiamo l’effetto placebo.

Il placebo per definizione è una sostanza inerte, non ha quindi nessun effetto biologico sull’organismo. 

Eppure è stato osservato che un placebo di antidolorifici provoca il rilascio di molecole naturalmente antidolorifiche come le endorfine. Pazienti affetti dalla malattia di Parkinson rispondono al placebo rilasciando grandi quantità di dopamina. Persone ad alta quota, alle quali è stato somministrato ossigeno finto, hanno ridotto il livello di prostaglandine, che causa i tipici sintomi dell’altitudine.

Tutti questi effetti biologici non sono causati dal placebo in sé ma dalla risposta psicologica della persona a questi finti trattamenti: il cosiddetto effetto placebo.

Questa risposta psicologica è data dall’aspettativa della persona, cioè da quanto lei si aspetti che le sue condizioni fisiche cambino in seguito all’assunzione del placebo. E questo avviene non solo nel caso di finti trattamenti ma anche con farmaci veri, dove avremo sì la risposta biologica provocata dal farmaco ma in aggiunta l’effetto placebo avrà un impatto su quella stessa risposta quindi sulla riuscita del trattamento.

Il ruolo del placebo diventa chiave nel concetto di guarigione. Da un lato perché contribuisce ad aumentare le probabilità di successo di un qualsiasi farmaco o trattamento, dall’altro perché ci permette di ridurre la quantità di farmaco in casi di forti effetti collaterali, come nel caso della depressione, del dolore cronico e nel trattamento delle dipendenze.

Il placebo ha però un ruolo ancora più interessante. 

Ti è mai successo da piccolo di mangiare un cibo andato a male o mangiarne tanto da stare veramente male e quindi non sopportare più neanche di immaginare quel cibo?

Questo avviene perché, per proteggerci, il nostro corpo impara a rispondere in modo condizionato a ciò che in passato ci ha fatto stare male. Se noi in futuro ci ritroviamo in una situazione simile, probabilmente la risposta sarà la stessa ma non necessariamente quella più adatta o funzionale.

Per esempio, nel dolore cronico, se hai avuto una lesione alla schiena e ti faceva male ogni volta che ti piegavi in avanti; una volta guarita la lesione, il sistema nervoso potrebbe continuare a rispondere generando dolore nel caso tu ti pieghi in avanti solo perché ha ormai imparato quella risposta.

Grazie all’uso del placebo si possono creare nuove risposte condizionate per ottenere la riduzione del dolore e non solo.

Nel caso dei trapianti, per esempio, i farmaci immunosoppressori sono indispensabili prima, durante e dopo l’operazione. Allo stesso tempo sono pieni di effetti collaterali per l’organismo. Usando il placebo in questo caso, si può allenare il sistema immunitario a inattivarsi e non attaccare il nuovo organo trapiantato.

Adesso prova questo esperimento per capire meglio. Osserva questa foto e immagina di mordere quel limone, masticarlo e buttare giù il succo agro. Se hai già assaggiato un limone in precedenza, ti si saranno attivate le ghiandole salivari laterali sotto le orecchie e potrai anche sentire delle scossette in quella zona. Questo significa che il tuo corpo ha imparato la risposta biologica a quello stimolo. E questa è una risposta inconscia: non è che posso dirti «attiva le tue ghiandole salivari». Inoltre, non importa che sia un limone vero o no, le attivi comunque solo con il pensiero.

L’effetto placebo non è altro che il potere della mente. E, quando impariamo a usarlo, diventa uno strumento molto potente per influire positivamente sulla nostra salute. Pensa a cosa potresti ottenere se allenassi questo effetto.

Questo non significa che la mente sia la cura miracolosa. Ci sono limiti chiari. Non possiamo creare chimici che il corpo non possa effettivamente produrre, non possiamo salvarci magicamente se il corpo è sovrastato dalla malattia o dalle ferite, non possiamo solo allontanare le cose con la forza di volontà.

Però dobbiamo capire che possiamo avere un ruolo attivo nella nostra salute, in aggiunta al semplice e immediato farmaco.

Tre modi per usare l’effetto placebo:

  1. Mente nuova, vita nuova. Piccole modifiche nel modo in cui pensi la malattia, hanno un grande impatto sul suo decorso. Invece di essere spaventato dai sintomi, cerca di trarre informazione da loro. Pensa che il dolore non è altro che un messaggio del tuo corpo che ti permette di aggiustare qualcosa che non va e di prevenire un danno più grande. Pensa che quando ti ammali hai la prova certa che il tuo sistema immunitario sta funzionando correttamente e il tuo corpo si sta prendendo cura di te, che sei sano. E quando prendi il farmaco rafforza la convinzione di star prendendo qualcosa che ti farà stare meglio e non una droga tossica con effetti collaterali. 

Queste sono tutte verità biologiche, sia che tu pensi alle cose negative, che alle cose positive, entrambe sono possibili. Quindi, se non puoi sapere come andrà, focalizzati sulle cose che aumenteranno la tua probabilità di stare meglio, favorendo il rilassamento del sistema nervoso e quindi la guarigione.

  1. Immaginazione guidata. Una tecnica terapeutica che consiste nell’utilizzare immagini di guarigione create mentalmente. Si usano frequentemente per potenziare percorsi chemioterapici, chirurgie, ma anche per ridurre ansia e stress. Cerca su Google “esercizi immaginazione guidata” e troverai sia esercizi scritti che video guida.
  2. Scelta consapevole. Ogni persona che incontri e il modo in cui ti parla può avere un’influenza su di te. Ma in alcuni casi l’influenza è molto più potente a causa dell’effetto placebo. È stato dimostrato che le parole di un medico che ti riceve all’ospedale, con il suo camice bianco e gli anni di esperienza alle spalle, avranno un peso massiccio sul decorso della malattia. Non è lo stesso che un medico ti dica «nell’80% dei casi in cui si presenta questa malattia il paziente muore» rispetto a «lei potrebbe far parte di quel 20% di pazienti che è guarito». Fai attenzione al tipo di approccio che hanno i professionisti a cui ti affidi, così come le amicizie che più frequenti e le parole che usi con te stesso.

Ricorda, non si tratta di credere alle favole, ma di usare l’informazione che abbiamo a disposizione per vivere meglio. La tua mente aspetta solo di essere allenata e guidata.

Autore

  • Ana Biondi

    Ana Biondi è laureata in Neurobiologia all’Università di Pisa ed iscritta all’Ordine dei Biologi della Toscana e dell’Umbria. Attraverso il suo lavoro negli ambiti del Coaching, della Programmazione Neurolinguistica (PNL) e dell’Educazione Emotiva, Ana integra il mondo della neuroscienza con quello dell’inconscio, accompagnando le persone alla scoperta delle proprie risorse ed insegnando loro come gestire al meglio i propri pensieri ed emozioni. Sia in sessioni individuali che in attività di gruppo. È affascinata dalla biologia dell’apprendimento e convinta che la mente umana sia dotata di un’intelligenza intrinseca che aspetta solo di essere risvegliata.

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