Meditazione e resilienza. La storia di una farfalla bianca

Nel corso della mia vita la meditazione mi ha aiutata a coltivare e sviluppare moltissime doti: la calma, la pazienza, la ricettività, la consapevolezza, il coraggio.

Ma questo impervio e meraviglioso viaggio dentro me stessa è iniziato con la dote che considero la più importante tra tutte: la resilienza.

Il mio primo incontro/scontro con la pratica meditativa è arrivato un mattino di settembre, inaspettato e inusuale, sotto forma di una farfalla bianca.

All’epoca mi dedicavo anima e corpo al culto del dio denaro. Era la fine degli anni Ottanta, il periodo d’oro della “Milano da bere” dove chiunque poteva avere un’opportunità, ma il prezzo da pagare era caro: dimenticare chi eri per essere ciò che gli altri avevano fatto di te.

Avevo poco meno di trent’anni e tutte le mie giornate erano totalmente focalizzate sugli impegni professionali. Se qualcuno all’epoca mi avesse chiesto quale fosse il mio sogno più grande, avrei senz’altro risposto con sicurezza «fare carriera».

Ero vittima di quell’ingranaggio sociale ben oliato che ci insegna quanto i soldi e il lavoro siano il fulcro di ogni sforzo cosciente e rappresentino l’obiettivo ultimo della vita.

Poi, un mattino di metà settembre, il mondo decise che il mio percorso doveva deviare nella direzione opposta.

Da una stanza d’ospedale di un bianco abbagliante mi ritrovai ad arrabbiarmi con Dio, con la vita, con il destino e con tutto ciò che poteva essere stato responsabile della morte prematura del mio compagno.

La mia mente era offuscata da sentimenti distruttivi e indomabili. Sentivo l’odio pervadere ogni parte di me, ancora più della tristezza e dello sgomento. Odiavo la vita per ciò che mi aveva fatto.

Quella era l’unica reazione di cui la mia mente fosse capace all’epoca, obnubilata com’era dalla sua smania di controllo. Non potevo accettare che fosse successo proprio a me, a noi. Mi rifiutavo di rassegnarmi all’evidenza.

In quel preciso istante provai l’istinto di affacciarmi alla finestra: avevo bisogno di respirare, di sentire aria fresca nei polmoni per provare a calmarmi.

Una farfalla bianca solitaria stava svolazzando proprio lì davanti. Era così insolito vedere una farfalla in pieno centro che mi soffermai per un attimo a osservare il suo volo aggraziato.

Lenta, flemmatica eppure così elegante, era una nota stonata tra la concitazione della città, i rumori, lo smog e la corsa frenetica dei passanti. Sapeva prendersi il suo tempo e il suo spazio pur trovandosi immersa in un ambiente del tutto inospitale. Tra le decine di balconi grigi e anonimi, era riuscita a trovare un singolo vaso di fiori bianchi su cui posarsi.

Contro ogni logica ed esperienza del passato, quei trenta secondi trascorsi a osservarla sortirono un effetto catartico sul mio umore: non solo mi calmai, non solo la rabbia iniziò a dissolversi, ma sentii anche un profondo coraggio che si espandeva dal centro del mio addome e mi portava a pensare con sincera convinzione «posso farcela».

In una maniera del tutto bizzarra e inconsapevole, avevo appena avuto un piccolo assaggio dei benefici della meditazione. Ero riuscita a tornare al qui e ora solo per pochi secondi, a trovare un significato profondo nella presenza di quella creatura in quel luogo e in quel momento, e quella fugace parentesi di consapevolezza era stata sufficiente a ricaricarmi di nuova energia.

Ci sarebbero voluti molti anni (e molti altri momenti difficili) per padroneggiare pienamente quella consapevolezza e integrarla stabilmente nelle mie giornate. 

Scoprire la meditazione in un’epoca in cui la spiritualità non era vista di buon occhio e non esistevano tutte le risorse che abbiamo a disposizione ai giorni nostri mi avrebbe portata a dubitare moltissime volte del mio percorso, ma la sensazione di pace e fiducia che mi aveva attraversata quel giorno sarebbe stata la forza motrice del mio percorso. E mi avrebbe cambiato per sempre la vita.

La parola “crisi” deriva dal greco krino, che significa separare, giudicare o setacciare.

Normalmente una crisi è un bivio, un punto di incertezza prima che gli eventi si muovano. Il movimento del setaccio, nel quale separiamo ciò che va conservato da ciò che va scartato, è un paragone incredibilmente calzante. 

In una crisi ci sentiamo scossi e turbati, ma ne usciamo con una nuova consapevolezza, sapendo che ci siamo lasciati alle spalle ciò che non ci serviva più.

A volte le crisi arrivano da una profonda realizzazione interiore, altre volte sono circostanze esterne (come la perdita di una persona cara) che ci catapultano in una situazione difficile.

Indipendentemente dalla causa della crisi, questo “setacciare” la nostra vita alla ricerca di ciò che è veramente importante è un atto profondamente trasformativo. Non saremo mai e poi mai le persone che eravamo prima della crisi. E questa consapevolezza va celebrata, non demonizzata.

Molte persone che si accostano alla meditazione e alle pratiche spirituali lo fanno in un periodo di profonda crisi personale, perché setacciano dentro di loro e trovano spunti e verità che prima erano nascosti. 

Se non avessi perso il mio compagno sono certa che non mi sarei mai decisa a tradurre il mio timido, incoerente interesse in un percorso concreto di vita. 

Dopo una crisi, dobbiamo sempre reinventarci.

Forse ti starai chiedendo se meditare significa “distrarsi” dal dolore e far finta che non esista.

Assolutamente no.

La meditazione non esclude il dolore.

Meditare non significa essere sempre felici e spensierati anche nelle situazioni più tragiche. Il dolore fa parte della vita e la positività “a tutti i costi” non ha mai fatto bene a nessuno. 

Ma sta a noi decidere se crogiolarci in eterno in quel dolore, lasciando che ci divori pian piano, o viverlo per un po’ e poi farne il perno della nostra crescita.

Una splendida citazione di Susanna Tamaro dice: “quando il dolore è eccessivo, bisogna morire un po’ per andare avanti”.

Il dolore ci aiuta ad attivare quel metaforico setaccio che separa le parti di noi che devono morire da quelle che invece devono proseguire e trasformarsi. 

Se stai vivendo un lutto o un’altra forma di perdita, la meditazione può aiutarti a restare radicato nel momento presente, a calmare la mente e a indagare il tuo rapporto con il dolore senza giudizio alcuno. Aiuta ad attivare i meccanismi di questo setaccio interiore che darà vita a una nuova versione di te stesso.

A me ha permesso di accettare questa perdita come una parte fondamentale della vita (nessuno di noi vivrà in eterno, l’impermanenza è parte dell’esistenza) e, al contempo, di realizzare che nessuno muore davvero. Porto questa persona con me ogni giorno, così come porto mio padre, mia madre, i miei maestri e tutte le persone che non ci sono più. Anche se il loro corpo non è più in vita, il tempo che ho trascorso con loro, le loro piccole abitudini, le molte cose che mi hanno insegnato e trasmesso sono ancora in me. Più vive che mai.

Soprattutto, il dolore mi ha insegnato a celebrare ogni giorno la vita di chi è ancora al mio fianco, perché ogni minuto che trascorro accanto alle persone che amo è un dono prezioso. 

Perdere qualcuno è uno dei più grandi dolori che possiamo sperimentare come esseri umani. Ma trasformarlo in un dolore eterno, lancinante e fine a sé stesso non ci aiuterà a onorare le vite di chi se n’è andato. 

Una parte di noi sicuramente morirà con loro.

Un’altra, invece, continuerà a vivere anche per loro. 

Per cui lavoriamo su di noi, “setacciamo” il nostro Io e riprendiamo il controllo delle nostre vite. 

La meditazione ci accompagnerà in questo viaggio, rafforzando e riaffermando ogni giorno la nostra resilienza. 

Questa è una piccola anteprima del mio primo libro, In viaggio dentro me stessa. Il mio cammino nel mondo della meditazione, che uscirà martedì 22 novembre. 

Tra queste pagine ho raccontato diversi episodi del mio cammino di vita e del mio percorso nel mondo della meditazione.  

Ho scelto episodi salienti, spesso difficili da raccontare, per rimarcare quanto questa pratica non sia solo un hobby a cui dedicarci nei momenti di calma. Si tratta invece di uno strumento prezioso che ci aiuta a conoscerci meglio, ad affrontare i nostri demoni e superare i momenti di sconforto attingendo alle infinite risorse che abbiamo dentro di noi.

Non vedo l’ora di condividere con voi la mia storia!

È possibile preordinare il libro sul sito di New-Book Edizioni: https://www.newbookedizioni.it/pagina-prodotto/in-viaggio-dentro-me-stessa-il-mio-cammino-nel-mondo-della-meditazione

Autore

  • Kira ha dedicato la sua vita alla ricerca della serenità. Pratica la meditazione da più di trentacinque anni e trasmettere questa meravigliosa pratica al prossimo è il suo scopo, la sua passione e il suo orgoglio. Nel 2016 ha fondato il sito web meditazionezen.it con lo scopo di rendere la meditazione accessibile e comprensibile a tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbero interessarti anche

Meditazione e resilienza. La storia di una farfalla bianca

Nel corso della mia vita la meditazione mi ha aiutata a coltivare e sviluppare moltissime doti: la calma, la pazienza, la ricettività, la consapevolezza, il coraggio.

Ma questo impervio e meraviglioso viaggio dentro me stessa è iniziato con la dote che considero la più importante tra tutte: la resilienza.

Leggi tutto »

La forza degli Antenati

«Occorre tornare alle Radici,
sporcarsi di terra, lavarsi di pioggia,
nutrirsi di sole e di luna, respirare nel vento, aprendoci alla consapevolezza di essere Sacre».

Leggi tutto »

Il Viaggio della Sciamana

Lo Sciamanesimo femminile ci conduce in un cammino profondo verso noi stesse, ci aiuta a riconoscerci come parte integrante dei ritmi sacri di Madre Terra e dell’Universo, ricordandoci il profondo legame che ogni donna possiede con la fonte della Vita e dell’Amore e insegnandoci a vivere al meglio il nostro cammino.

Leggi tutto »

Omeopatia e Ansia

Uno dei disturbi che ci attanaglia maggiormente in questo periodo è l’ansia. Ma da cosa è dovuta? Come possiamo tenerla sotto controllo o liberarcene definitivamente?

Leggi tutto »